Masque teatro

Masque teatro nasce nel 1992. Sin dai primi anni i masque si sono distinti nel panorama nazionale ed internazionale per la produzione di spettacoli che hanno aperto una possibilità che identifica non solo una cifra stilistica, ma anche una nuova modalità produttiva e una rinnovata relazione con il pubblico.
La forza visionaria del loro teatro si esprime nel complesso dialogo che la compagnia sviluppa tra il discorso filosofico, la creazione di prodigiose architetture sceniche e il fondamentale ruolo della figura.
Le creazioni di Masque sono state ospitate in Italia e all’estero. Prigione dello Atlante (Myfest, Glasgow, 1994), Coefficiente di Fragilità (Triennale di Milano 1998), Omaggio a Nikola Tesla (Bitef Festival, Belgrado 2003), Materia Cani Randagi (Teatro delle Passioni, Modena 2007), Just Intonation (Museum, Lubiana 2011), Nikola Tesla. Lectures (Short theatre, Roma 2015), Luce (Festival di Santarcangelo 2020) rappresentano le punte di una ricerca che trova la sua ragion d’essere nella produzione di simulacri, eventi dove materiale e virtuale si fondono per dar vita a originali creazioni.
Nel 2000 ricevono l’Ubu premio speciale della giuria per il progetto Prototipo e nel 2002 il premio Francesca Alinovi all’attività artistica.
Nel 2014, con i filosofi Carlo Sini e Rocco Ronchi, danno vita alla scuola di filosofia Praxis.
Nel 2015 negli spazi dell’ex filanda Maiani, quartiere di Schiavonia, inaugurano il nuovo teatro Félix Guattari, primo teatro nella città di Forlì specificatamente dedicato al contemporaneo.
Dal 2018 sono una delle cinque realtà regionali del progetto Residenze Artisti nei Territori promosso dal Mibact; nel 2019 danno vita a Corpo:Pathos, stagione di teatro e danza al Guattari.
Dal 1994 curano ed organizzano Crisalide, festival di arti performative e filosofia.

Contatti

Sito web: www.masque.it

Sito web festival: www.crisalidefestival.eu

Crisalide – Arti dinamiche del presente

29 agosto-6 settembre 2020
Teatro Félix Guattari – Forlì

Il festival Crisalide, nato nel 1994 per volontà della compagnia Masque teatro, intende convocare in un luogo definito prassi creative e umane interessanti, favorendo nel contempo un loro incontro, nella prospettiva di consentire occasioni di scambio e maturazione. Far crescere il festival ha significato nei primi anni e significa ancor oggi, nello stesso modo, andare più a fondo nel rapporto tra l’artista e l’investimento delle proprie risorse in un ambito progettuale e organizzativo che, per essere considerato proprio, richiede di essere esperito in tutti i suoi aspetti.
Quello che Crisalide si impegna a promuovere in ambito teatrale è soprattutto un modello culturale e questo non soltanto con dichiarazioni di intenti o manifesti, ma con una pratica rivolta ai propri fruitori. Il compito assoluto con cui Crisalide si è confrontata e si confronta è quello di poter comprendere nella sua forma la sua stessa esperienza.
Dal 1994 ad oggi il Festival ha cercato di realizzare quanto sopra, promuovendo costantemente la riflessione e lo scambio tra generazioni artistiche e favorendo la visibilità delle giovani formazioni. In questo modo Crisalide si è imposta negli anni come luogo di riflessione e di pratiche sceniche, contraddistinguendosi nel panorama nazionale come propulsore di istanze assolutamente originali.
Con la presenza costante di figure di teorici delle arti performative, studiosi e filosofi – in questa edizione 2020 tra gli altri Paolo Vignola, Sara Baranzoni, Raimondo Guarino – Crisalide conferma un orientamento teso a produrre uno spostamento di paradigma essenziale: non tanto dar corso ad una riflessione sull’arte, ma prestare attenzione alla riflessione dell’arte, ovvero a come le forme di espressione artistica riescano a pensare, con i modi e i mezzi propri, il loro fare. Questo significa rapportarsi al teatro come modalità del pensare. Ecco il nodo cruciale.
«Perché passi un po’ di caos libero e ventoso» recitava la Crisalide 2016. La prossima, la ventisettesima, avrà come titolo Pratiche sociali di Liberazione e come quelle precedenti definisce un gesto curatoriale che disegna un rizoma di presenze artistiche e di pratiche di pensiero.
Non possiamo che essere vicini a Félix Guattari quando postula l’esigenza di creare un’ecosofia (ambientale, sociale e mentale), intesa come campo di rinnovamento di saperi impegnati in una reinvenzione del mondo-ambiente, inteso non solo come natura, ma piuttosto come piano di relazioni, affetti e desideri in grado di contrapporsi ai processi di omologazione che sempre di più investono i campi dell’esistente.